La medicina del terzo millennio si basa sull’utilizzo di terapie energetiche e naturali in chiave psicosomatica.

La biofisica ci dice che l’omeopatia, la fitoterapia e la medicina olistica parlano lo stesso linguaggio della medicina “Quantistica”. Non curano solo i sintomi ma portano il paziente a un vero riequilibrio psico/fisico/emozionale/energetico, cioè un benessere globale/olistico, e lo sanno anche mantenere se usate come medicine preventive.

Puo' essere la riprogrammazione delle cellule staminali tumorali la via per sconfiggere il cancro?

Ne e' convinto Mario Biava (Irccs Multimedica-Milano), lo scienziato italiano cui la rivista internazionale Current Pharmaceutical Biotechnology ha affidato la cura del suo numero di febbraio 2011, dedicato appunto al tema della riprogrammazione delle cellule staminali, normali o tumorali.

E' uscito su Avvenire, scritto da Alessandra Turchetti un articolo sul Prof. Biava

Si sente spesso parlare di cellule staminali: immaginiamole come le “particelle” primitive del nostro organismo, quelle ancora prive di una funzione specifica. In una situazione normale, queste cellule si “differenziano” dalle altre e danno origine ai vari tessuti.

Ma può verificarsi qualcosa che blocca questo processo e fa sì che le cellule staminali, anziché differenziarsi, continuino a moltiplicarsi in modo incontrollato. Da cellule “buone” si trasformano in tumorali e sono responsabili della malignità della malattia, delle metastasi e dell’eventuale recidività nel corso del tempo.

L’omeopatia si inserisce nei più avanzati sviluppi dell’evoluzione del pensiero umano portando un bagaglio bicentenario di esperienze e di operatività. Non basta stare “al letto del paziente”, ciascuno nel proprio studio professionale: per quanto sia utile ed importante la cura, non basta. Oggi bisogna partecipare di più e meglio alla diffusione del pensiero e del metodo omeopatico, come l’ho definito si tratta dell’altra faccia della medicina. I simili e i contrari, tutti e due i metodi funzionano ma è scandaloso a dir poco che i simili siano messi in opera e teoricamente sviluppati da una ultraesigua minoranza.

Nella vorticosa danza della vita odierna l’essere umano ha la necessità di vivere un tempo che lo affranchi dall’angina temporis suscitata dallo “sguardo all’orologio” e dal “tempo reale” (!) dettato dalla tecnologia che genera e usa campi elettromagnetici: ha bisogno di un Tempo che trasformi il tempo.

Questo Tempo speciale lo possiamo intuire percependo, in situazione fisiologicamente corretta, i battiti del cuore che si accordano con il ritmo del respiro: è, questa, la musica che compone il Tempo della Vita dell’uomo nella sua ritmica processualità interiore. Da questa interiorità viene scandita, attraverso i  ritmi della parola, l‘espressione del pensiero e degli stati d’animo che accordandosi tra loro divengono concetti e flussi portatori della logica partecipata, e spesso sofferta, dell’uomo che si evolve.